Tra gallerie nella roccia e tornanti stretti, il passo che mette alla prova la tua guida e ti ripaga curva dopo curva

Te lo dico come lo direi davanti a un caffè dopo un giro: il San Boldo va fatto in autunno. Non in estate con il traffico, non a caso. In autunno, quando l’aria è fredda al punto giusto e i boschi cambiano pelle.

Sono partito con sei gradi segnati sul display, manopole riscaldate accese e un abbigliamento che definire tecnico sarebbe un complimento generoso. Pantaloni della tuta, pantaloni da viaggio con antipioggia già montato, felpa pesante e antivento sopra. Non era una sfilata. Era voglia di strada.

La strada, curva dopo curva

Appena imbocchi la provinciale 635 capisci che qui si fa sul serio. La carreggiata si stringe, la roccia ti viene incontro e i tornanti iniziano senza preavviso. Alcuni sono così chiusi che li senti nello stomaco prima ancora che nel manubrio.

Nei tornanti a sinistra puoi restare più tranquillo, resti dentro la tua corsia senza troppe complicazioni. A destra invece serve precisione, entri largo e chiudi bene, sempre con lo sguardo verso l’uscita. Se incroci un’auto nel punto sbagliato non forzi, rallenti e aspetti. Qui la differenza la fa la testa.

Le gallerie scavate nella roccia sono il segno distintivo del passo. Entrarci dentro in autunno ha qualcosa di speciale. Fuori hai la luce calda che accende i boschi di giallo, arancione e rosso scuro, dentro ti avvolge un buio umido che sa di pietra e storia. Il rumore della Multistrada rimbalza sulle pareti e per qualche secondo sei solo tu e il motore.

Quando esci di nuovo alla luce, il colpo d’occhio è potente. I versanti sono un mosaico di colori, gli alberi sembrano accesi e la valle sotto di te ha una calma che in estate non trovi. L’autunno qui non è uno sfondo, è parte dell’esperienza. Rallenti quasi senza accorgertene solo per guardare meglio.

L’autunno sul San Boldo, perché cambia tutto

Salire questo passo tra ottobre e novembre significa guidare dentro un quadro in movimento. L’aria è più pulita, più tagliente, e ti tiene sveglio. L’asfalto è freddo, quindi richiede rispetto, ma in cambio ti regala una connessione più sincera con la moto.

I colori non sono un dettaglio estetico. Influenzano il modo in cui vivi la strada. Le foglie che coprono i bordi, i boschi che sembrano infuocati, la luce bassa che allunga le ombre nei tornanti. Ti senti dentro qualcosa di vivo. Non stai solo facendo un passo di montagna, stai attraversando una stagione che cambia.

Cenni storici che danno senso a ogni tornante

Questa strada nasce nel 1918, costruita in circa cento giorni dall’esercito austro ungarico durante la prima guerra mondiale. Serviva a collegare rapidamente la valbelluna con la zona di vittorio veneto per motivi militari.

Operai, soldati e prigionieri hanno scavato gallerie e tracciato tornanti nella roccia viva in tempi record. Oggi noi saliamo per piacere, per passione, ma ogni metro porta il segno di quel lavoro forzato e intenso. Sapere questo mentre percorri le gallerie cambia la percezione. Non è solo una bella strada, è un pezzo di storia che continua a vivere sotto le tue ruote.

Come arrivare e quando andarci

Se sei in zona treviso o vittorio veneto, basta puntare verso trichiana o tino di mel e seguire le indicazioni per il passo san Boldo. La salita vera inizia quasi all’improvviso.

Il momento giusto è la mattina presto, soprattutto nei giorni feriali. Poco traffico, luce perfetta e quella sensazione di avere la montagna quasi tutta per te. In autunno trovi meno moto rispetto all’estate e puoi goderti le curve senza pressione.

Arrivato in cima puoi proseguire verso il cansiglio oppure fermarti qualche minuto a guardare la valle. Io ho spento la moto, tolto il casco e sono rimasto lì in silenzio. Freddo sulle mani, respiro che si vede nell’aria, boschi colorati tutt’intorno.

È in quel momento che capisci perché sei partito nonostante i sei gradi e l’abbigliamento discutibile.

Il passo San Boldo in autunno non è solo un giro. È un’esperienza che ti ricorda perché ami la moto. Se dici che ti piace guidare davvero, questo tratto devi viverlo almeno una volta così, con l’aria fredda in faccia e i colori accesi ai lati della strada.

E dopo passo San Boldo cosa posso fare? Punta dritto al Cansiglio e a Monte PIzzoc!

Fonti utili per approfondire

Storia e contesto storico

Informazioni turistiche e descrittive